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Percorsi e ricorsi - Le mostre di ricerca

La caratteristica che contraddistingue Abitare il Tempo è da sempre la capacità di promuovere mostre e convegni che facciano il punto sugli sviluppi nel campo del design e, più in generale, sugli scenari della visualità, delle tecnologie, della produzione contemporanea.
Dal 2006, si è avviata una ricerca con al centro l’ipotesi che, nella nostra epoca, sia difficile o impossibile rintracciare un’unica tendenza, ampia e unificante. Ci si trova di fronte, piuttosto, a un’articolazione di tendenze e di ricerche che operano su frontiere diverse e coprono spazi diversi: tra le altre, l’accentuazione del rapporto con l’arte, fin quasi alla identificazione con essa; la verifica o l’esibizione delle nuove tecnologie, materiali intelligenti, evoluzione degli oggetti tecnici; il ritorno stilistico alla semplificazione ostentata e, su un altro versante, la ripresa di forme organiche, decori, ornamenti, tra neo-pop e i barocchi anni ’80.

Quest'anno l’esplorazione si è sviluppata con tre grandi mostre, presenti come sempre nel padiglione 8, insieme ad un percorso-galleria ed un omaggio ad un autore recentemente scomparso: Dino Gavina.

Mutagenesis
Progetto di Arne Quinze

In cerca di Alice
Progetto di Vittorio Locatelli e Carlo Ninchi

Italian New Wave – Progetti dalle scuole di design
A cura di Carlo Amadori, Vanni Pasca, Luca Scacchetti
Allestimento di Luca Scacchetti e Peter Bottazzi
Con il patrocinio del Ministero dell’Università e della Ricerca
Con il contributo di Electrolux


Totemcity: un mondo incantato
20 totem d’Artista in vetro di Murano
A cura di Federica Marangoni

Dino Gavina: omaggio ad un progetto estetico
A cura di Carlo Amadori, Vanni Pasca e Luca Scacchetti


L' allestimento del padiglione 8 è a cura di Luca Scacchetti e Peter Bottazzi, con la collaborazione di Sofia Rollo e con il contributo di Pointex
Una piazza interna dove si depositano in modo libero i rossi volumi dell’Università, ognuno con un proprio orientamento ed asse, ma tutti accomunati nell’intento didattico e di ricerca.
Ma il luogo ove si sedimentano queste “stanze ateniesi” è anche esso scuola. È quella scuola esterna fatta di movimento, vita, trasformazioni, contraddizioni, realtà evidenti e realtà nascoste.
E così il pavimento si muove, si alza, diventa seduta, arco, passaggio, vela, nastro. Forma scultorea e libera che muovendosi nella sua sinuosità lascia sul pavimento delle tracce, quasi delle aperture, delle ferite, da cui affiora un altro mondo, più sanguigno e viscerale, che è la parte autobiografale del progetto, quella parte interiore, tutta personale e velata che qui si disvela o meglio disvela la sua presenza e la necessità pur all’interno di un processo didattico.


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